La Waterloo del Fantasy: Unika. La Fiamma della Vita (parte I)

Lasciate ogne speranza voi ch’intrate.

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La seguente recensione potrebbe comportare dei gravissimi danni al vostro cervello, quindi vi do l’occasione di chiudere la pagina e andare su facebook a far finta di avere una vita.  Non è colpa mia, ma di Unika, un libro che mi ha fatto pensare seriamente a trascinare in tribunale la De Agostini. Trattasi di pura opera di istigazione alla violenza e al suicidio, visto che di narrativa non c’è un emerito cazzo. Troverete solo frasi da biscotto cinese e situazioni ridicole, che vi faranno capire per quale motivo Cristo ha preferito un lento trapasso sulla croce a una permanenza più lunga nel mondo terreno.

La cosa peggiore è che in questa prima parte ho analizzato solo i primi otto capitoli, ovvero 51 fottute-pagine-argh! su oltre 400. Non troverete nulla sul POV, perchè è sempre sballato e mi annoiava riportare tutti gli estratti.

Vota questa recensione su Anobii.

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La descrizione preferita di Allibis consiste in questo: doppio aggettivo e via. Si può accettare ogni tanto, ma in 478 pagine ci viene proposto centinaia di volte. E’ un modo di narrare inaccettabile, frutto di un lavoro alla bene e meglio che potrebbe andare bene in quinta elementare. Già nella prima pagina c’è un esordio col botto, seguito da un’immagine insensata sulla paura e il gelido silenzio.

i due ragazzi scendono affannosamente la scalinata stretta e ripida che pochi minuti prima hanno percorso per raggiungere la terrazza in cima alla torre. Con il cuore in gola respirano l’aria densa di polvere e umidità. Hanno gli occhi pieni di terrore e puntano lo sguardo sui gradini alti e insidiosi. Si tengono per mano e questo li rallenta: ma vogliono a tutti i costi stare uniti e farsi forza. I volti pallidi e turbati vengono illuminati a intermittenza dal sole che entra dai pertugi aperti nelle pareti in pietra ruvida.

Dai loro occhi filtrano strali di paura che cristallizzano il gelido silenzio sceso nella stanza. Tutto è chiaro e ineluttabile, non servono domande.

Altra caratteristica della buona Allibis è la meravigliosa descrizione dei sentimenti. Non se ne lascia scappare uno. Purtroppo per lei, non riesce mai a farli intuire attraverso l’azione o i pensieri dei personaggi. Nei quote ne troverete diversi, per ora, a mero fine esemplificativo:

Indugia per qualche secondo, respirando l’emozione profonda di quell’istante carico di sentimento.

Dopo un prologo ricco di mestizia, l’azione si sposta a Maple Town, secondo luogo della narrazione e locus amenus dove vivono i nostri tre giovanotti. Il primo è Joseph, Jo per gli amici. Inutile dire che non è uno come gli altri. No, lui è un figo che si prende cura di una mimosa (frocio) e a cui non interessano calcio e macchine:

ai muri non aveva appeso i poster tipici dei ragazzi della sua età: nessuna rockstar, nessuna attrice, nessun campione sportivo, nessuna foto di gruppo. Solo tre stampe grandi, vivaci, spettacolari… La terza immagine era attaccata alla porta e ritraeva una fiamma crepitante di giallo e di rosso in campo nero.

L’azzurro del cielo, lo splendore della luce, il calore del fuoco: tutto ciò di cui Joseph aveva bisogno per viaggiare con la fantasia.

Jo ammira la sua mimosa

Ed eccoci pronti ad affrontare il piano angelico. Premetto che il continuo accoppiamento fra di loro ha portato gli angeli ad essere una manica di mongoloidi a manovella.

Entry n.1: Unika, secondo angelo più potente del bigonzo:

Riaprì gli occhi e si nutrì dei colori del maestoso scenario che si palesava di fronte a lei. La prima luce ha sempre qualche cosa di magico e l’effetto sembrava ancora più incantato a Sefira, la valle dove vivono gli angeli.

Si abbandonò allo stupore di vivere in un luogo così suggestivo e ricco di vegetazione.

Ahhh, Unika si sveglia con il pensiero che Sefira è la valle dove vivono gli angeli, e dopo 10.000 anni di vita si stupisce della vegetazione locale. Abbiamo quindi una prima prova che Dio non esiste.

Unika adorava camminare. Le dava un senso di quiete e di contatto con il mondo che non provava quando volava o trasvolava. Si concedeva lunghe passeggiate e solo se aveva bisogno di vedere le cose dall’alto e nella loro interezza spiccava il volo, staccandosi da terra e prendendo quota nell’aria. In quei momenti saliva in cielo lasciandosi andare alla sensazione di leggerezza del corpo, per liberare lo spirito e osservare la vita da una prospettiva più ampia.

Le cose prendono immediatamente una piega bucolica preoccupante e, cosa peggiore, Allibis dà il via alla Fiera della Ridondanza. Ogni concetto e/o immagine di Unika viene ripetuto fino allo strazio (spicca il volo-si stacca da terra- prende quota). Poche righe dopo, l’autrice ribadisce.

Usava di rado il trasvolo, il potere dello spostamento spazio-tempo che le permetteva di percorrere lunghe distanze in pochi secondi, attraverso la dissolvenza del corpo. Lo faceva solo quando era indispensabile: nella quotidianità non voleva rinunciare al piacere di osservare tutto da vicino e con calma, assaporando i dettagli e vivendo ogni istante con la massima intensità.

Infodump a parte (dovete farci l’abitudine, visto che OGNI COSA viene spiegata nel momento stesso in cui appare per la prima volta), mi si spieghi, per pietà, qual’è la connessione fra camminare a piedi nudi sull’erba e “vivere la vita con la massima intensità”. Oltre agli aggettivi, ci sono intere frasi-filler, usate come becero riempitivo del nulla.

Le parole risuonarono nella sua mente e interruppero in modo gradevole le sue riflessioni. La voce amica che le era giunta per Telepatia era quella del riferimento assoluto della comunità, il vertice della gerarchia degli angeli, la luce della saggezza.  “Buongiorno, Metatron. Mi sto riempiendo l’anima con questa magnifica alba, prima di venire da te.” Unika inclinò la testa all’indietro e sprigionò un sospiro lungo e profondo, ricco del benessere che i suoi sensi avevano assorbito.

Siamo ancora nello stesso punto, e per la terza volta torniamo sul benessere. Addirittura, Unika si sente in dovere di scassare il cazzo pure a Metatron!

Per evitare di cadere negli stereotipi sull’eroe, Allibis ci fornisce una descrizione caratteriale di Unika davvero mirabile, tesa ad enfatizzare i suoi lati “grigi”:

Conosceva Metatron da quando era nata, 13.411 anni prima. Lui l’aveva cresciuta e le aveva insegnato a capire la potenza della sua mente e le doti più profonde della sua anima, portandola a essere l’angelo speciale che ora tutti amavano e riconoscevano come leader naturale di Sefira: una creatura dotata di una straordinaria combinazione di intelligenza, forza e altruismo.

Alla faccia del cazzo, quattro righe che potrebbero essere intitolate “Come non descrivere il tuo eroe”. La parte finale, con la combo intelligenza-forza-altruismo, è una vera e propria bomba atomica sul racconto. In sostanza, viene eliminata completamente la possibilità di conoscere Unika poco a poco, attraverso le sue azioni all’interno del romanzo.

Purtroppo per voi/noi, la descrizione fisica è ancora più devastante:

I capelli lisci e biondissimi fluttuavano leggeri alle sue spalle, facendo risaltare i lineamenti dolci e armoniosi del volto.

Gli occhi magnetici, da cui fluiva il fuoco della sua personalità, fissavano l’orizzonte. La concentrazione le arrossava le guance, mentre la gioia per la vita e il sentimento di fiducia nell’avvenire che accendevano costantemente le sue labbra sfumavano in un’espressione contratta. Unika volava decisa ed elegante, solcando l’aria che sembrava aprirsi per farla passare. Nel suo corpo sinuoso ed energico si fondevano la sensuale autorevolezza della regina e la vitalità della guerriera.

Le iridi dell’angelo biondo scintillavano di un colore indaco opalescente e cangiante. A seconda della luce che filtravano erano più azzurre o più lilla e si dissolvevano nella corona dorata che circondava la pupilla ellittica. Yesod adorava quegli occhi. L’indaco era l’essenza del mistero e della perfezione. A volte non lo si distingue dal blu, altre lo si confonde con il viola, ma è blu e viola insieme, nella sintesi di tutte le tinte dell’arcobaleno. Un colore speciale che ha la forza di due colori. E Unika era così: intensa, determinata, energica, coraggiosa, vitale e nobile come le sfumature del blu; e dolce, seducente, enigmatica, sensibile, emotiva e profonda come le gradazioni del viola.

Non ho difficoltà ad ammetterlo: dopo questo paragrafo ho bestemmiato. Una merda peggiore di questa non può esistere. Cosa può accendere le labbra? Il rossetto? No. L’amour? No. Uhm… il sentimento di fiducia nell’avvenire! Ma che vuol dire? Boh, tanto sto libro lo devono leggere i regazzini, quelli sò cojoni pè forza. Ragazzi miei, è ora di riassumere cosa ci dice Allibis di Unika in queste poche righe, utilizzando, fra l’altro, solo aggettivi alla rinfusa (il più lungo elenco mai trovato in un libro):

-concentrata

-gioiosa

-fiduciosa nell’avvenire

-decisa

-elegante

-sinuosa

-energica

-autorevole come una regina

-vitale come una guerriera

-intensa

-determinata

-energica

-coraggiosa

-vitale

– nobile

-dolce

-seducente

-enigmatica

-sensibile

-emotiva

-profonda

Volevo scrivere una lista di aggettivi opposta quella di Unika, poi ho preferito riassumere le caratteristiche dell'antiUnika con una foto.

“Grazie, Yesod” rispose Unika in un sussurro, rapita dall’incertezza del futuro che quella visione portava con sé.

E tanti saluti al costante sentimento di fiducia nell’avvenire che per sì tanto tempo accese le labbra vogliose di Unika.

La Torre era un luogo raccolto e intimo, dove Metatron passava la maggior parte delle sue giornate. Il tetto a punta era dominato dalla Clessidra della Continuità, l’ingranaggio ancestrale che scandiva e misurava lo scorrere del tempo a Sefira… La velocità di discesa dei granelli era influenzata dall’intensità della vita a Sefira. Il cuore degli angeli e il loro stato d’animo avevano il potere di rendere gli attimi densi e vivaci oppure estremamente lenti e senza fine.

Roba da diabetici, ma vado avanti. Insomma, c’è bisogno sia di storie melense che di bagni di sangue, questo devo accettarlo. Se ci fossero solo bambine manga dotate di poteri e mostri qualcuno potrebbe annoiarsi, ma non sarebbe male se tutte le storie, a prescindere dalla sostanza, fossero scritte in modo degno!

Unika notò che il camino era acceso, come sempre. Metatron amava i significati importanti e intrecciati della fiamma e la teneva viva, qualsiasi fosse la stagione o il mese dell’anno. Il fuoco poteva dare la morte, ma era anche il simbolo dell’eternità. Spaventava con la sua forza, pur essendo fonte di calore. Come spesso succedeva, le cose fondamentali erano connotate da una forte dualità e nel fuoco vivevano il Bene e il Male, insieme.

Ma che razza di riflessione è mai questa? E’ di una tristezza feroce, dà l’idea di un Boss degli Angeli rincoglionito, che ci ha messo 20.000 anni per partorire un ragionamento buono per uno stregone masai. E poi quella lezioncina banalotta finale… DeAgostini e Allibis in ginocchio sui ceci a mangiare pizze di fango con le mani.

p.s. Da “Il fuoco…” bisognava usare il presente.

p.p.s. notare il solito doppio aggettivo.

Unika salì le scale volando, per raggiungere l’angolo del terrazzo dove Metatron aveva posizionato una serie di complicate e potenti apparecchiature per osservare il cielo.

Maledizione a loro, sono tutti angeli, ancora co ste cazzo di scale! Ma poi Unika non voleva godersi ogni attimo camminando?

Dopo l’indigestione shittosa causata dal capitolo “angelico”, possiamo rituffarci sulla Terra. Le cose migliorano? Sì, talmente tanto che potete apparecchiarvi direttamente sulla tazza del cesso. Bon appetit.

Gli altri. Ne aveva bisogno. Dall’apprezzamento degli altri traeva l’energia vitale necessaria per essere Zack: quello giusto, brillante, vincente in tutte le situazioni. La Natura l’aveva dotato di una prestanza fisica fuori dal comune che lo poneva sempre al centro dell’attenzione. Dovunque si trovasse, percepiva l’interesse di chi gli stava intorno, mentre gli sguardi si posavano come farfalle sul suo corpo: le sentiva sul volto, sulle spalle, sul petto. E quel peso leggero si trasformava rapido in un brivido che lo disponeva all’azione, un segnale che faceva scattare il suo grande talento: la capacità di dire la cosa giusta al momento giusto.

Gnam gnam, questa è a spruzzo, buonaaaa. Da dove inizio? Zack il superfigo di Bel Air sente le farfalle ovunque, perchè non è solo giusto, brillante, brillante, vincente e palestrato (a 15 anni…), ma ha pure la capacità di dire la cosa giusta al momento giusto. D’altronde è uno giusto.

era giunto il primo momento interessante della giornata: l’ingresso nell’autobus.

Mentre interrompeva il flusso della musica dal lettore alle sue orecchie, ruotò il collo verso la fiancata del bestione giallo. Sui finestrini appannati si stampavano decine di occhi, tutti puntati su di lui. Si alzò dalla panchina senza togliere le mani dalle tasche e rimase fermo per un lunghissimo attimoEccole, le farfalle. Le vedeva, le sentiva. Camminava lentamente e le sue iridi profonde guizzavano sicure da una faccia all’altra, dispensando una varietà impressionante di occhiate cariche di parole, tutte diverse.

Entrata scenica nell’autobus, al rallentatore, come negli high school movies. E poi le farfalle, che portano Zack a concedere tacite benedizioni a destra e a manca. L’ultima frase è allucinante, e non fa che confermare il mio teorema, secondo cui Unika è stato scritto utilizzando frasi casuali. A un certo punto pensavo che Zack si tirasse fuori l’uccello e iniziasse a sbatterlo sulla capoccia di una compagna di classe.

Zack attende alla fermata

«Ciao, Zack.»  «Ciao, Jo, come ti va?»  I due si batterono il pugno destro.

Yo madafaka siamo fkssi! Perchè ho quotato questa frase? Perchè il saluto col pugno è roba da negri.

Zack era di casa al Lancelot e le sue incursioni serali destavano sempre molto interesse. Le farfalle erano ammaliate dai tratti spigolosi della sua personalità e del suo portamento: volavano su di lui come api sui fiori.

Non so più che fare ragazzi. Questa commentatela voi. Solita parte buttata lì per caso, ovviamente fuori POV.

Ora un dialogo LULZ, che ho chiamato “Jo o’fariniello”.

Ecco… qualcuno entra nella mia stanza di notte. Non so perché, ma so che è così.» Era in visibile imbarazzo e cercava di non farsi prendere dalla vergogna. Iniziava a pentirsi di aver coinvolto i due amici in quel difficile discorso.

No, Zack, non l’ho visto, ma so che c’è. Tutto è cominciato la mattina in cui ho avuto l’impressione che qualcosa in me e nella mia camera fosse fuori posto.

«La sera successiva ho cosparso di farina il pavimento della stanza» continuò Jo, incurante della battuta di Zack. «All’alba, quando mi sono alzato, non ho trovato nessuna impronta, ma la farina era dappertutto… come se qualcuno ci avesse soffiato sopra.» Il ragazzo fece una breve pausa, corrugando le labbra. «La sera dopo l’ho rifatto e ho chiuso la porta con due giri di chiave. Al mattino la situazione era esattamente la stessa: farina ovunque. E la porta era ancora bloccata.

«Ieri ho messo la farina anche fuori dalla porta, in corridoio.»

«Uh?»

«Sì, l’ho sparsa sul pavimento in camera e fuori.»

«Perché?»

«Per provare a capire e… non ho capito. Stamattina la farina dentro la stanza era smossa, mentre quella fuori era intatta. Niente e nessuno si è avvicinato alla mia camera dal corridoio.

AHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAAHAHHAHAHAAHAHAHAHA. Cercate di immaginare la scena, immedesimatevi. Una mattiva vi svegliate con “l’impressione che qualcosa in me e nella mia camera fosse fuori posto” (che diavolo di sensazione è ? Qui Allibis doveva spiegare, andare nel particolare, vabbè…) e cosa pensate di fare? Farina a go-go, ovviamente. E non una sola volta, ma tre, facendo un porcile dentro casa!

Ahh, ecco, versiamo un po’ di farina qui, e qui, e poi in cantina, sul vialetto di casa…

Insomma, siamo sicuri si trattasse di farina?

Una scena del cazzo, scritta a cazzo e copiata (come peggio non si poteva) da Paranormal Activity.

Viste le nottate amidacee, Jo abbandona Zack e la troietta per dedicarsi alla sua passione

Subito dopo, per aggiungere Lulz al Lulz, la ragazza del gruppo conferma che anche lei ha sentito qualcosa di strano:

«Io… io… ho sempre l’impressione che un serpente sia entrato nel mio corpo e l’abbia esplorato

Allibis non lo racconta, ma temo che Jo e Zack si siano calati le braghe all’istante, e nel buio del locale abbiano tirato fuori i rispettivi salami prima di chiedere alla dolce 15enne di entrare nei dettagli.

A Sefira tutti nascevano con sembianze umane ma, nel corso della loro esistenza, imparavano a utilizzare il potere della Metamorfosi e si dotavano dell’aspetto che preferivano. C’erano angeli che assomigliavano a uomini, altri che decidevano di vivere come animali. Ma ce n’erano anche con la fisionomia di Fate, Gnomi ed Elfi. Ognuno era libero di scegliere chi essere, come manifestarsi e per quanto tempo mantenere quella foggia. Alcuni selezionavano la propria immagine per la vita, altri cambiavano apparenza di continuo. Gli angeli più esperti erano addirittura in grado di inventarsi, disegnando la propria figura in linea con il più profondo sentire e rivelandosi come creature fantastiche, singolari e mai viste.

Il mondo di Saphira si immongolisce a ogni pagina. Angeli simili a uomini, altri decisono di diventare (si vedrà più avanti) bruchi, grilli, coccinelle. E soprattutto, per mantenere alto il “sense of fantasy” (parente povero, probabilmente musulmano, del sense of wonder), troviamo angeli che vivono in una carnevalata continua. Angeli-gnomo, angeli-fata, angeli-elfo, angeli-sirena, c’è addirittura un cazzo di elfo che è stato promosso ad angelo ed ha abbandonato le sembianze da elfo! Manca solo l’angelo-drago…

Yesod aveva deciso di essere il più valoroso dei Draghi. Il suo corpo, massiccio e muscoloso, era guidato da una mente vivace e saggia, illuminata da uno sterminato senso di responsabilità e giustizia. Aveva gli occhi e le ali di un’aquila reale, per vedere lontano e per volare in alto, dove nessuno sarebbe mai riuscito ad arrivare.

La pelle di Yesod era completamente rivestita di squame dorate che arrivavano fino alle spalle, per poi lasciare spazio alle piume che coprivano gli arti anteriori, imponenti e vigorosi. Quando ne aveva bisogno, dal petto si materializzavano le zampe di un cavallo, con zoccoli robusti e compatti, in grado di renderlo scattante anche sul terreno e non solo in volo. Era una creatura maestosa, erculea nell’aspetto e sensibile nell’animo.

Ahò, guardate che non mi sto inventando nulla, sono tutti brani copiaincollati dal testo. Oltre ai soliti aggettivi a braccetto, vorrei porre l’attenzione sulla descrizione “cappuccetto rosso”.

Che occhi grandi che hai!

E’ per vedere lontano bambina mia…

Che ali di aquila reale che hai!

E’ per volare in alto bambina mia…

La falsariga è quella delle altre descrizioni, specie di quella di Unika. Si parte dall’aspetto fisico, liquidato con aggettivi a pioggia, per poi passare a quello psichico e morale, che subisce lo stesso trattamento infame.

Metatron aveva annientato Ophidiel fisicamente e l’aveva punito moralmente, decretando la sua condanna all’esilio eterno: sarebbe stato confinato per sempre nel nord della foresta. Il motivo di quel terribile verdetto non era mai stato svelato. Si sapeva solo che Metatron voleva che Ophidiel vivesse tutti i suoi giorni prigioniero, perché potesse sentire il peso dell’errore irreparabile che aveva commesso. Errore di cui nessuno conosceva l’origine e il contenuto.

Dando un’occhiata alla mappa di Sefira, è facile notare che la foresta di Thinkingblu (…) è a pochi chilometri dalla città. Il megacattivo angelico, dotato di superpoteri e membro equino, viene pestato e buttato in una foresta a un tiro di schioppo. Nulla di strano, cosa cazzo potremmo aspettarci da angeli che decideno di vivere come scarafaggi corpofagi o cavallette?  Bella, anzi, poetica, la ripetizione dell’ultima frase. Buona parte delle 428 pagine di Unika sono ricavate dalla ripetizione ossessiva delle stesse frasi.

Yesod sapeva che aveva agito per proteggere Sefira, per ristabilire la pace e riportare la serenità. E aveva fatto la cosa giusta. L’unica possibile: aveva punito Ophidiel nel più spietato dei modi. Ancora più brutale della morte. L’aveva obbligato a un’esistenza solitaria, inutile, priva di obiettivi e di futuro. Dopo averlo distrutto nel fisico e spogliato dei suoi poteri, l’aveva imprigionato nella Foresta di Thinkingblu, gravandola con l’incantesimo del Non Ritorno.

1. Forse nessuno ha parlato ad Allibis del concetto di Vendetta. Un uomo privato di tutto è pericoloso, un angelo cazzuto è molto peggio. Secondo voi Ophidiel rimarrà nella foresta per molto?

2. L’incantesimo di Non Ritorno è uno degli incantesimi angelici. In pratica, ce n’è uno per ogni situazione, ma nessuno si ricorda di usarli al momento giusto.

Ophidiel è un duro e può assumere la forma di un cobra enorme!

Come era ovvio, Ophidiel si libera. Metatron la prende bene:

Era rimasto immobile e severo, svuotato dentro e del tutto passivo.

«Non so come abbia fatto, ma sembra che si sia riappropriato dei suoi poteri» continuò Unika, leggendogli nella mente. «Ha assorbito le forze della Natura che l’ha circondato in tutti questi anni e ora è pronto alla battaglia

Ophidiel è più forte di prima, e la penosa spiegazione di Unika dimostra ulteriormente la stupidità degli angeli. Dio Santo, se un angelo può assorbire potere dalle forze della natura, perchè cazzo lo avete buttato in una foresta!

«La cosa più probabile è che voglia impossessarsi della Fiamma della Vita e della Chiave della Felicità» aggiunse, congiungendo le mani al volto. «La sua ambizione è sempre stata quella di dominare il mondo.

Non può farlo!» esclamò Yesod, rifuggendo anche solo l’idea. «Le due Entità Fondamentali sono protette in un luogo segreto che solo noi conosciamo!

Allibis, un consiglio. Visto che ci hai spiattellato ogni caratteristica e/o evento (passato e futuro) del libro, perchè ricorrere a un’esclamazione triste come “sono protette in un luogo segreto che solo noi conosciamo!”? Si tratta di una riunione segreta fra gli angeli più potenti, e Yesod si mette a fare il sibillino/allibisino per non rivelare subito al lettore il luogo dove sono custodite le Entità Fondamentali?

È vero, ma lui è spietato e agguerrito e la sua bramosia non sarà saziata finché non le avrà trovate.» Unika lo guardò con espressione intensa e sentita

Unika annuì. «Come sai, gli angeli molto forti, anche se spogliati dei loro poteri originari, possono riuscire a dominare le forze della Natura, facendole proprie e utilizzandole per animare cose inanimate. Potrebbero essere in grado di agire su una roccia, su una goccia d’acqua, su una scintilla, per trasformarle in creature viventi.»

«I Dominati» constatò Yesod.

«Sì. Creature legate in modo inscindibile al volere e all’anima di chi ha dato loro la vita.»

Yesod era immobile. Quelle parole trafiggevano il suo cuore come lame acuminate.

Niente, Unika ha deciso di sottolineare fino alla nausea il ritardo mentale suo e dei suoi compari, e lo fa con un infodump abbastanza zozzo: il famigerato “come sai…”

«E se Ophidiel ha fatto tutto questo, dobbiamo aspettarci che abbia sviluppato anche il potere dell’Ordine e la conseguente capacità di comandare altri esseri, uomini e angeli compresi.» Unika era consapevole di fornire una descrizione sempre più nefasta della situazione, ma era importante che Yesod avesse un quadro chiaro e preciso di ogni evidenza.

Non sono ha recuperato i poteri, ma ne ha sviluppati di nuovi! Dio ce ne scampi! Io questi angeli non li voglio, mi sento più al sicuro con il forcone di un diavoletto piantato nelle chiappe. Non sono buoni a badare a loro stessi, riescono addirittura a scavarsi la fossa da soli.

Yesod e Metatron sono pronti a prendere la decisione giusta

Prima di passare al prossimo quote, consiglio a tutti quelli che non sopportano l’infodump di assumere droghe pesanti.

Yesod visualizzò nella sua testa l’organizzazione di Sefira. La gerarchia si basava sui poteri e sull’esperienza che i diversi angeli erano riusciti a conseguire nel corso della loro esistenza. Metatron era al vertice: era l’angelo più antico e viveva da decine di millenni. Era il custode della sapienza e nella sua mente dimoravano tutti i poteri dell’Universo, anche quelli più oscuri. Poi vi era Unika, la cui forza eguagliava quella di Metatron. Esistevano altri tre livelli. Il primo era quello degli Angeli Guida, di cui Yesod era il capo. Avevano un’esperienza smisurata e senza paragoni: nel tempo avevano accumulato saggezza e conoscenza, portando a termine con successo svariate missioni sulla Terra. Disponevano di poteri quasi illimitati e rappresentavano l’esempio per la comunità: erano guerrieri abilissimi e, in caso di estremo pericolo, scendevano in battaglia. I più valorosi erano Nishida, Mizar, Hod, Merak, Alcor, Tiferet ed Elnath.

Subito dopo c’era la schiera più nutrita, gli Angeli della Forza: con un minor numero di poteri e con poche missioni alle spalle, avevano ancora bisogno di essere consigliati e seguiti dagli Angeli Guida.

Infine vi erano i giovanissimi, del tutto inesperti, gli Angeli della Primavera. L’unica loro importante capacità, oltre al volo e alla Metamorfosi, era la Telecinesi: il potere di spostare gli oggetti e le creature viventi con la forza del pensiero.

Cercherò di passare oltre la porcheria stilistica di cui sopra, per dedicarmi ai poteri degli angeli. Poteri e magia sono gli elementi più rischiosi di un fantasy, poichè rischiano di squilibrare in modo pesante il mondo e i personaggi su cui incidono. Allibis sembra aver compreso il pericolo, e infatti rende Metatron e Unika pari al Creatore (che non appare mai e non viene mai nominato).

EPIC FAIL.

Per qualche secondo restarono in silenzio. Il futuro incombeva su di loro, più incerto che mai.

«Unika, ho un favore da chiederti.» Yesod riempì con la sua voce l’atmosfera affranta che li stava avvolgendo. «Aiutami a comunicare agli Angeli Guida quello che sta accadendo a Sefira.»

«Tu hai parlato con l’Oracolo. Tu sei la custode di questa terra e la nostra guida. Nessuno meglio di te può trasmettere emozioni, sentimenti e coraggio per affrontare il domani

Unika fu toccata da quelle parole sincere e spontanee: sentiva il cuore del Drago che pulsava di speranza. «Ti ringrazio per l’inesauribile fiducia che riponi sempre in me» rispose commossa. «Sarò al tuo fianco e avviseremo insieme gli Angeli Guida.»

Yesod si illuminò, colmo di gioia. «La tua presenza sarà di grande sollievo per tutti. Adesso accompagnami alla Finestra sul Mondo, dobbiamo richiamare Nishida, Mizar e Merak.

Continua la riproposizione del tema “futuro incerto-sentimento nel domani”, è una cosa che mi uccide dentro, perchè dopo aver letto Unika la  mia fiducia nel domani si è affievolita come quella di un negro venduto agli schiavisti. La Finestra sul Mondo permette ai superangeli di guardare gli accadementi terreni come fossero davanti a uno schermo al plasma (ma sembra che Yesod, nottetempo, si rintani lì davanti per guardare pornazzi in streaming).

Yesod era felice di stare con Unika. Era la creatura più bella e speciale che avesse mai incontrato. Il suo aspetto armonioso, elegante e sensuale lo lasciava sempre senza fiato. A volte, di fronte a quegli occhi magnetici e pieni di vita si sentiva imbarazzato, tanto da non riuscire a reggerne a lungo lo sguardo. Non aveva molte occasioni di stare da solo con lei e il tempo che trascorrevano insieme era prezioso. Averla vicino significava essere contagiati dalla sua energia, imparare dalla sua saggezza e respirare la sua vitalità.

L’antifona non cambia. Leggendo Unika (Dio ve ne scampi) dovreste imparare a convivere con queste descrizioni. Non bisogna avere letto un manuale per capire che una roba del genere non si può scrivere, né tantomeno leggere. Vado oltre, dovessi trovare due-tre periodi così in un libro scritto bene non mi lamenterei (magari toglierebbero uno 0,5 al voto finale), accettandoli come momenti di fastidiosa pigrizia dell’autore, ma in 478 pagine scritte da ovini sono pugnalate nello scroto.

Libro M(ongol)-rated: vietato ai QI>80

Tanto per sdrammatizzare all’istante il momento difficile degli angeli, Allibis si inventa una scenetta inutile che vede protagonisti Unika e Yesod. Questi è segretamente innamorato dell’angioletta dai facili costumi, e le chiede di cavalcarlo per un volo intorno all’isolato.

Gli occhi, accarezzati dall’aria, cominciarono a lacrimare, mentre i capelli sciolti svolazzavano morbidi e vaporosi. Era una sensazione di libertà e naturalezza che non provava da anni. Si sentiva sospesa nel vuoto, in assenza completa di resistenza gravitazionale. Strinse le gambe intorno a Yesod e aprì le braccia, come una bambina che sogna di volare.

Ora, la storia delle idiozie fantasy ha dei picchi che vengono misurati in modo scientifico… da me. Diverse frasi sono rimaste nella storia (alcune descrizioni di Sergio Rocca,  le baliste appese al muro di Siccardi, le battute di Astaroth in Amon, le braghe calate di Boscoporno), ma questa le batte tutte.

All’angelo più potente lacrimano gli occhi mentre vola sul dorso dell’angelo-drago e si sente libera come non accadeva da anni, sospesa nel vuoto. Per chiudere in bellezze, apre la braccia come in Titanic, anzi no, come una bambina che sogna di volare…

PORCA TROIA SEI UN ANGELO DI 10.000 ANNI! VOLI, TI TELETRASPORTI E SEI RIMASTA UNA MONGOLOIDE.

E queste sono 51 pagine. Solo cinquantuno.  Secondo voi ce la farò a scrivere le altre parti? Io dico di no. Penso che riassumerò le altre porcherie -contate che ne ho lasciate fuori a decine già qui- e aprirò una petizione online per far ritirare il libro dal commercio.

Come non detto…. PARTE SECONDA

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  • aprile 1, 2014 at 9:53 pm
    Permalink

    @Terra Nova:

    quindi per le sue opere invoco il pubblico ludibrio U.U

    E questo non t’è bastato? Credo che più di così ci sia solo la gogna sulla pubblica piazza per una settimana, seguita dalla cacciata dal villaggio cosparsi di pece e piume 😛

    Reply
  • aprile 1, 2014 at 9:43 pm
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    @ Anacroma

    Io sono unita a Tenger dal profondo disprezzo per il compare Altieri, quindi per le sue opere invoco il pubblico ludibrio U.U e poi voglio finalmente conoscere la storia della suora che uccide un ratto gigante a colpi di crocefisso (… è da Magdeburg o mi sto confondendo?) E data l’ambientazione è comunque materia attinente al di lei blog… cioè, la storia della improvvisa morte per spada nelle budella è meravigliosa *.* come avrei potuto scoprirla senza l’Altieratore?

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  • marzo 31, 2014 at 8:48 pm
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    Ups… sorry, la stanchezza e la fame XD

    Può darsi che se ne sia accennato, ma nessuno ha mai aperto un topic, mi pare…

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  • marzo 31, 2014 at 8:28 pm
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    Devo anche averti tolto qualche diottria, il commento era per la bacheca fantasy I presume 😉 Suvvia, pensa all’avvenire, ci sono ancora due terzi di recensione di Magdeburg da scrivere :mrgreen:

    Però c’è una cosa che non mi torna, ero certa che sul Forum di Palazzo qualcuno avesse parlato di questa trilogia ‘tocca’, ma una rapida ricerca con Google non ha dato risultati ._.’

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  • marzo 31, 2014 at 8:19 pm
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    Terra, con quel link mi hai tolto la voglia di vivere.

    Zwei, ti sorpendi? SANGUE, VOGLIAMO SANGUE!

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