Pterodactyl (2005)

A dieci anni dalla sua uscita, Pterodactyl rimane una preziosissima gemma del trash involontario. D’altronde parliamo di un film in cui degli pterodonti (e non pterodattili) escono dalle viscere dei monti turchi per fare carne di porco di ottomani e gringos capitati lì per caso.

Il regista, Mark Lester, divenne abbastanza famoso nei gloriosi eighties con un paio di film: Class of 1999 e, soprattutto, l’immortale Commando (chi non conoscesse questa pellicola, profondamente introspettiva, faccia mea culpa). Poi, il nostro buon Lester iniziò la lunga discesa nell’oblio. A nulla bastò l’essere stato il primo regista americano a dirigere Brandon Lee (Showdown in Little Tokyo), la sua carriera rischiava di chiudersi nella mestizia.

Ed ecco, all’alba dei 60 anni, l’idea. Vergognosa. Umiliante. Blasfema. Orribile. Nefanda. Crudele. Ciocconesquiccosa. Ciocca nella bocca il cereale più goloso. Direbbe un autore fantasy italiano.

-Perché non unire il plot di Jurassic Park con lo squallore dei film alla Wynorski?-.

-Sei un grande Lester!- deve avergli risposto il produttore. Non è difficile immaginarlo in questo monologo allo specchio,visto che si è autoprodotto.

La trama è da mani nei capelli, grottesca oltre ogni limite. Una spedizione paleontologica (maialone, nerd e antipaticone inside) punta dritto in Turchia, dove si trova alle prese con degli pterodattili vivi e vegeti. Incredibile a dirsi,  le loro uova, conservate nelle viscere di un vulcano, si sono schiuse in seguito ad un’eruzione. Allo stesso tempo, un commando di marines si trova nei pressi per catturare un terrorista turcomanno, un Ochalan pesce lesso riciclato da qualche pornazzo arabo. Purtroppo per noi spettatori, a capo dei militari si trova un Coolio davvero scandaloso, vestito con una mimetica militare comprata a Via Sannio, di due taglie più grande, che lo relega nell’azzeccato ruolo di guitto da strapazzo per 89 minuti. Non essere cattivo Necros, direte voi, in fondo ha fatto un passo avanti, ora riesce addirittura a camminare eretto! Giusto. Diamo a Cesare ciò che è di Cesare.

“Sig. Coolio, potrebbe dirci la tabellina del 2?”

Il film passa veloce fra sparatorie con armi giocattolo (gli ak-47 dei rivoltosi sono meravigliosi), corpi tagliati a metà dalle ali dei sauridi (ahimè, avete capito bene!), dialoghi fra analfabeti e altre amenità. La CGI è difficile da giudicare. In alcuni casi è quasi accettabile, in altri scende al livello “disegno paint con windows 95”.  C’è da dire che non avrebbe sostenuto il film neanche se fosse stata ai livelli di Jurassic Park.

Lester non si arrende. Cerca di inserire il tocco dell’artista affibbiando ai protagonisti nomi di scrittori famosi. Sinceramente, la trovata non sortisce alcun effetto, tranne quello di far rivoltare Lovecraft  fra i tentacoli siderali di Cthulu.

***SPOILER***
Finale aberrante. L’azione che si sposta all’interno del Vulcano. Ma non c’erano solo pterodattili? No, il peggior T-rex mai animato da un PC ruggisce verso la telecamera, devastando la nostra voglia di vivere.

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